Cortesie 5
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Pane

La diciottesima cortesia è questa: quando l'uomo si sente ben sano, non faccia, chiunque sia, pan del companatico. Colui che è goloso di carne o di uovo o di formaggio, anche se ne avesse in avanzo, non per questo deve farne spreco.

L'altra (XXII) che segue è questa: non comportarti villanamente se dividi pane con qualcuno; taglia il pane ordinatamente, non tagliuzzarlo malamente, non tagliarla ai lati se non vuoi essere villano.

La ventitreesima è questa: non devi inzuppare il pane nel vino, se con te nello stesso bicchiere bevesse fra Bonvesino. Chi vuol pescare nel vino, bevendo da un bicchiere insieme a me, per mio grado, se io potessi non berrei con lui.

Nel Medio Evo, regolato dai Capitolari di Carlo Magno, compare la figura del fornaio-panettiere pubblico che, nella sua bottega svolgeva l’intero ciclo dalla macinazione del grano per ottenere le farine( il pistrinum da cui il milanese prestinè), alla cottura e alla vendita del pane che era venduto “a misura”: la forma da un denaro e la forma più piccola chiamata “obolo” dal nome della moneta antica.
Oltre al pane di frumento, più o meno bianco, si trova il pane d’orzo detto anche “pane di carestia”; il pane di avena chiamato “pane dei poveri” e il pane di miglio detto “pane della Quaresima consumato obbligatoriamente in tale periodo.

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Creazione :11/2006
Ultimo agg. :11/2006