La sedicesima poi in verità è: non far rumore con la bocca quando mangi col cucchiaio. L'uomo e la donna che rumoreggiano dentro il cacchiaio, fanno come la bestia che mangia il pastone.
L'altra (XLV) che segue è questa: trattieni il cucchiaio, se ti vien tolta la scodella per aggiungervi del cibo. Se c'è il cucchiaio nella scodella, intralcia l'inserviente: fa bene che si ingegna in ogni cortesia.
L'altra (XLVI) che segue è questa: se mangi con il cucchiaio, non devi infarcire di pane la vivanda. Chi farà un impiastro dentro la pietanza, può dar fastidio a coloro che gli mangiano accanto.
L'altra (XLVIII) è: mangiando insieme ad altri a qualche invito, non mettere il tuo coltello nel fodero anzi tempo. Non riporre il coltello prima dei tuoi vicini di tavola: può darsi che venga portata in tavola un'altra vivanda che tu non calcoli.
Presso i Romani esistevano due tipi di cucchiaio: la ligula, simile a quello dei nostri giorni e il cochlear con il manico a due punte per aprire uova o molluschi.
i cucchiai divennero di uso comune nel XIV quando si cambiò il modo di impugnare il cucchiaio tenendolo fra tre dita anziché nel palmo della mano e, di conseguenza che si appiattì e incurvandosi.
i coltelli erano di uso personale, era abitudine portarseli dietro quando si era invitati. Carlo V ne possedeva circa 50 con manici anche in argento e oro.
le forchette a due rebbi servivano per prendere dal piatto di portata la porzione consumata con l'ausilio delle dita e del coltello che ciascun commensale portava con sé
Per millenni, I'uomo si è servito delle dita per portare il cibo alla bocca. Fu probabilmente per questo motivo che la neccessità della forchetta fu meno sentita che non quella del cucchiaio e del coltello: infatti, nacque per ultima e il suo uso fu piú sporadico. Fin da epoche molto lontane esistevano strumenti che servivano a infilzare le carni in cottura ed erano fatti di materiali vari, dall'osso al ferro, secondo I' età e Ie culture. Ma a tavola ci si era sempre serviti delle mani, protette spesso al momento della presa quando i bocconi erano eccessivamente caldi, e di coltelli appuntiti per portare alla bocca i pezzi di carne (già tagliati dagli scalchi): questa pratica fu particoIarmente in uso nel Medioevo.
Il passaggio a un arnese a piú denti per infilzare in tavola pare sia avvenuto nell'Alto Medioevo alla corte di Bisanzio. Da qui queste protoforchette, considerate come curiosità e pezzi di oreficeria, giunsero a Venezia. Infatti secondo Ludovico Antonio Muratori, autore dcgli Annali d'ltalia, la comparsa di questo arnese nella Penisola sarebbe da fare risalire al 1071, alla mensa allestita per le nozze del Doge Orseolo II con la principessa bizantina Maria.
Il re di Francia Enrico III le scoprì durante la sua visita a Venezia nel 1574 e se ne entusiasmò. Malgrado il favore reale, però, sia in Italia, sia in Francia le forchette a tavola rimasero un oggetto di curiosità e un'ostentazione di raffinatezza per circa due secoli: Luigi XIV, il re Sole, mangiava ancora con le mani.
Alla metà del XIX secolo la forchetta è di uso generale alle tavole anche dei borghesi e incomincia la diversificazione di forme e di funzioni.
Scrive Vincenzo Buonassisi nel suo " "Nuovo codice della pasta "Fu per mangiare gli spaghetti ai pranzi di corte che un ciambellano borbonico, Gennaro Spadaccini, inventò la forchetta a quattro punte, almeno nella forma e nelle proporzioni che conosciamo e usiamo oggi. I1 re Ferdinando II (1810-1859) era stanco di pranzi senza pastasciutta quando aveva ospiti stranieri, ambasciatori e personaggi importanti. I1 ciambellano si difendeva sostenendo che non si poteva imporre certe usanze plebee ai forestieri, come quella di mangiare con le mani. D'altra parte le forchette del tempo, a tre punte molto lunghe, non andavano bene per la pasta ed erano pericolose per il palato. Venne il giorno, tuttavia, in cui il re fece serie minacce. Di fronte al pericolo di un licenziamento, Spadaccini ebbe finalmente l'idea luminosa: una forchetta a quattro punte, sensibilmente accorciate. Per laverità, c'erano state già prima forchette a quattro punte: una si vede, per esempio, preziosissima, cinquecentesca, nel museo del Bargello, a Firenze. Ma erano state variazioni sul tema, senza seguito. Fu l'idea delle quattro punte accorciate che cambiò tutto. La pastasciutta fu servita nei pranzi di corte a Napoli con soddisfazione generale, e quel tipo di forchetta è poi diventato di uso comune, ovunque."
le tovaglie avevano un grande significato: mangiare sulla stessa tovaglia implicava un'uguaglianza di condizione sociale quando l'ospite non era dello stesso rango mangiava su una tovaglietta demarcatrice
i tovaglioli di uso eccezionale: abitualmente ci si asciugava le mani su panni appesi alle pareti corpo averle lavate all'inzio del pasto, soltanto nei banchetti più ricchi passavano i servitori con bacinelle colme d'acqua per le abluzioni fra le portate
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