Polenta
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Polenta
Il mais degli aztechi e dei maya soppianta la fraìna delle pultes

Cristoforo Colombo annota il 5 novembre 1492 nel giornale di bordo “ c’erano grandi campi coltivati con radici, una specie di fava e una specie di grano chiamato maihz”
Due sono le versioni sull’arrivo del mais in Europa, alcuni sostengono che fu il conquistatore Herman Còrtes a portarlo dal Messico, secondo altri furono i fratelli Pizarro che lo scoprirono nel Perù.
In Europa il mais compare circa trent’anni dopo in Andalusia dove i moriscos, arabi convertiti al cristianesimo dopo la liberazione della Spagna dal dominio arabo, usavano il cereale per nutrire il pollame.
La coltivazione del mais si diffuse molto lentamente in tutta l’Europa centro-meridionale, nel XVII secolo lo si coltiva dal Golfo di Biscaglia al Caucaso attraversando la Spagna, la Francia, l’Italia, i Paesi danubiani e l’Ucraina; più a nord era troppo freddo, più a sud troppo secco.
In Italia è chiamato “granturco” perché nella lingua volgare il popolo aggiungeva la parola “turco” ad indicare tutte le cose che giungevano da lontano.
La farina di mais soppianta tutte quelle ottenute dalle altre graminacee nella preparazione delle pultes, salvo quella ottenuta dal “grano saraceno” delle poligonacee, usato ancor oggi per la polenta taragna valtellinese.

La polenta è l’unico piatto citato nei Promessi Sposi dal Manzoni che, in un altro capitolo, prende una memorabile tòpica (da tôpic, inciampo; dal goto “top”: ostacolo che indicava le piccole fortificazioni innalzate dai Goti contro i bizantini) facendo diventare storpi gli Scanzi, il cui nome derivava dalla “scanscetta” : la pala tipica dei fornai quali erano i proprietari del “préstin di scansc” in Corsia dei Servi .

I polentatt a Milano sono sempre esistiti se è vero che già Azzone Visconti, nel 1336, aveva tentato di scacciarli da piazza del Duomo dove accendevano i loro fuochi per cuocere le pultes preparate con farine di miglio, orzo, farro e grano saraceno soppiantate dalla farina di mais, bianca o gialla, macinata più o meno grossa, quest’ultima è detta bramata o bergamasca.
Il grido dei polentatt: “ l’è gialda, l’è calda, l’è cotta!”, invogliava ad acquistarla per nagotta, oppure condita coi pessitt appèna ciappaa.
Clienti abituali erano anche le servette dei sciori che non volevano faticare mescolando l’impasto per 40 minuti davanti al fuoco.

 
 

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Creazione :10/2006
Ultimo agg. :10/2006