Sempione - arco siliceo
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Il Sempione : chiave di volta dell'arco siliceo

Alle sedici e quarantadue del 31 maggio 1906 arrivava a Domodossola l'ultima diligenza del Sempione partita alle sei e mezza del mattino da Briga: aveva impiegato più di dieci ore per percorrere la strada del Sempione che dal 1805 collegava il Lemano con il Verbano, e che cedeva il passo alla strada ferrata che univa molto più rapidamente i due versanti alpini.

Infatti pochi giorni prima , il 19 maggio 1906, con la partecipazione del Re d'Italia e del Presidente della Confederazione Elvetica. era stata ufficialmente inaugurata la Galleria del Sempione che, con i suoi 19,8 km era fra le più lunghe del mondo.

Erano trascorsi sette anni di duro lavoro per scavare il traforo nel duro granito al centro di un arco di rocce silicee che inizia alle sorgenti dell'Adda fino alle sorgenti del Po ai piedi del Monviso. Il Sempione è al centro di questo arco coronato dai quattromila : Bernina, Monte Rosa, Cervino, Monte Bianco, Gran Paradiso. Un arco abitato da gente pratica, di abitudini regolari, gente di montagna, dura, tutta d'un pezzo, forte come il granito, forte come il nebiolo: il vitigno del granito: che conserva le proprie caratteristiche pur assumendo diverse denominazioni in località diverse. Uomini che estraggono il granito dalle montagne non già ferendole ma aiutandole a partorire questa nobile roccia, base di una cultura che si è espressa nelle costruzioni e nelle arti figurative. I graniti, come i marmi, lasciano un'impronta determinante nella storia millenaria dell'uomo: quando essi prevalgono sul ferro, allora c'è pace; quando le fucine sudano per preparare armi per questi simboli di civiltà non c'è più spazio . Soltanto nei periodi di pace l'uomo può cogliere il frutto del suo tenace lavoro in cava come nei campi; dietro ogni ondata di ferro distruggitore , gli uomini di buona volontà riedificano con i marmi ed i graniti i monumenti alla civiltà e dalle viti reimpiantate nei campi, teatri di cruente battaglie, traggono la forza per continuare a credere nei sani valori del convivio.

Un arco punteggiato da manieri, castelli e palazzi, chiese e pievi, case e baite: solide costruzioni protette da strati di beole: che prendono il nome da Beura : borgata in Valdossola ; ma passate ad indicare, in tutto il territorio alpino, le l astre piane e sottili ottenute dalle rocce ricche di mica che si fessurano facilmente e che prendono il nome di piode quando vengono anche usate per cuocere le carni e le verdure.

Un arco dove alligna un unico vitigno :il nebiolo (nebiolo o nebbiolo:la grafia è incerta, ma prevale in genere la prima) padre di tanti vini caratterizzati da una buona gradazione alcolica e acidità che, unite all'aroma ed alla finezza di gusto li rendono adatti alla conservazione, necessaria per arrotondarne le punte. Vini che assumono denominazioni diverse lungo l'arco di granito.

La riva destra dell'Adda è pettinata da lunghi solchi di terrazzamenti creati, nel corso dei secoli, dai valligiani che hanno portato a spalla il terreno necessario per coltivare la vite in uno scenario considerato patrimonio dell'umanità. I vigneti, sorretti da muretti in pietra a vista, sono maggiormente composti dal vitigno detto chiuinascha ( più vinaccia, per la sua maggior resa) italianizzato in chiavennasca, sinonimo del nebbiolo che dona i vini : Valtellina, Grumello, Inferno, Sassella e lo Sfurzat.

Tra le attività tradizionali valtellinesi un posto di rilievo è occupato dalla escavazione e dalla lavorazione della pietra ollare. Usata come materiale da costruzione, deve la sua fama soprattutto alla produzione di laveggi. In uno scritto del 1746 si legge :".in queste pentole di pietra i cibi cuociono più in fretta e meglio che in altre fatte in ottone, rame o altro metallo; inoltre, i cibi mantengono la loro naturale fragranza e non vengono inquinati da sapori estranei".

Nei centri vinicoli ossolani il vitigno più diffuso è il Nebbiolo, chiamato Prunent e la cui presenza in Ossola è storicamente accertata sin dal 1300

Quando la Valdossola sta per aprirsi nel Verbano, ecco ergersi una piramide solitaria, alta più di cinquecento metri: il Montorfano : monte solitario biancheggiante di granito largamente usato in edilizia e per ottenere le colonne che nobilitano le facciate di chiese e palazzi lavorano nei mulini e nei frantoi .

Alle falde del Monte Rosa i vini di Gattinara , che Carlo Porta esalta nel suo "Brindes de Meneghin" scritto in occasione del matrimonio Napoleone con Maria Luisa d'Austria celebrato a Parigi nell'aprile del 1810

Presto, ovej, de la cantinna! Porteen scià ona caraffinna

De quell fin de Gattinara: Vera gloria de Novara.

Quest l'è on vin, l'è on vin de scior

ch'el po' vess bevuu magara , anch dal primm Imperator.

A seguire Fara, Ghemme, Boca e Lessona; per giungere al Carema piemontese e al Donnaz della valle d'Aosta. Quando l'arco termina si adagia nelle Langhe per ospitare il regale Barolo, rivale del superbo Barbaresco sulle rive del Tanaro.

 

Per dare giusto risalto al completamento del traforo alpino del Sempione si realizzò a Milano l'Esposizione Internazionale da aprile a novembre 1906, che assunse un carattere di universalità nel campo del lavoro e un'estensione mondiale nelle partecipazioni. Le 40 nazioni partecipanti occuparono 225 edifici progettati dai più noti architetti dell'epoca e sorti nell'area dell'attuale Parco Sempione collegata da un'avveniristica ferrovia sospesa alla Piazza d'Armi, sede, dal 1923 della Fiera di Milano: l'attuale fieramilanocity(quartiere cittadino).

Nel nuovo quartiere espositivo fieramilano, inaugurato nel 2005 sulla strada del Sempione a Rho, vengono organizzati congressi e mostre.

Giovanni Staccotti

 
 

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Creazione :3/2007
Ultimo agg. :3/2007