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La grafia
(i precedenti - Biffi – Maggi – Balestrieri – Cherubini
– il milanese moderno)
A parte alcune varianti grafico-fonetiche e qualche vocabolo comparso, la lingua e la grafia milanese si distinguono, se si eccettua il periodo di Bonvesin dove imperava il “volgare padano”, per una impressionante continuità. Come dimostrano i cambiamenti che vedremo.
Se tralasciamo il volgare padano“ delle origini, o fenomeni marginali, come la grafia “toscana” del milanese ( Pulci e Dei, ad esempio, scrivevano il suono oeu uò - pinciroeu/pinciruò, ravioeu/raffiuò -), o il rotacismo del Rainoldi, riscontriamo una singolare coincidenza: la grafia e la fonetica del milanese cominciano a essere normate con il "Prissian de la parnonzia milanesa", un’opera che esce quasi in coincidenza con il primo dizionario milanese (dopo quello del Dei), come se una mano misteriosa ci volesse far capire che una lingua pur essendo formata da tante parti, ha una sua unità.
Sulla scia della rivoluzione fonetica del Maggi, ma soprattutto del Biffi, si inserisce Domenico Balestrieri (1714-1780), apportando una serie di innovazioni oppure proseguendo nel segno della continuità:
a. mentre il Maggi accenta certe vocali, lui le raddoppia per poterle distinguere: potremo così differenziare il singolare dal plurale (pè/pee), l’imperativo dall’infinito (sentii/sentì), la prima singolare di sapere dal possessivo (soo/sò);
b. le doppie verranno introdotte anche nei casi dove non si presenta ambiguità o possibilità di confusione: hoo, foo, on poo, lee, pussee, danee sono alcuni degli innumerevoli esempi relativi al raddoppiamento di e e o;
c. in continuità col Maggi conserva la n dentale, per distinguerla dalla doppia n nasale: matinna in opposizione a magnan;
d. perfeziona la notazione della ö, differenziandola in eu quando è aperta e breve (veulta) e in oeu quando è chiusa e lunga (foeura);
e. introduce l’uso dell’h dopo la c per marcare la gutturalità del suono;
f. introduce attraverso l’apostrofo la pronuncia separata tra la sibilante e la palatale (s’cenna);
g. prosegue fino al 1760 l’uso grafico di ǽ, introdotto dal Maggi,per indicare la e aperta e lunga;
h. è inoltre uno degli ultimi a usare il passato remoto: riaffiorerà, infatti, solo sporadicamente, in Carlo Porta.
L’ultimo grande riformatore dell’ortografia milanese fu Francesco Cherubini (1789-1851). Egli riformò quasi completamente, infatti, l’ortografia del Maggi, mantenendo la grafia dei suoi contemporanei, che tendeva ad avere un carattere più uniforme, ed eliminò anche molte parole del commediografo seicentesco, ritenute obsolete e di difficile comprensione nel migliore dei casi. Nonostante le buone intenzioni in merito ad una giusta necessità di normalizzazione della grafia, anche lui non fu scevro da incoerenze (ad esempio, alcune incertezze nell’assumere una decisione per quanto attiene alle consonanti doppie all’interno della parola), vuoi per una sua insicurezza riguardo alla scelta da compiere, vuoi per non inimicarsi la folta schiera dei nostalgici, benché avvertisse l’esigenza di distinguere una breve da una lunga (car da carr).
Parlando di fonetica introdusse le seguenti innovazioni:
a. a chiusa, aperta e lunga viene scritta rispettivamente a,à,aa;
b. e chiusa, aperta, lunga, aperta e lunga viene scritta rispettivamente é,è,ee, ë;
c. i chiusa, aperta e lunga viene scritta rispettivamente i,ì,ii;
d. o chiusa, aperta, chiusa aperta (specialmente nei monosillabi) e chiusa lunga viene scritta rispettivamente ò,ò, ô ,oo;
e. u chiusa, aperta e lunga viene scritta rispettivamente u ù uu;
f. oeu chiuso e lungo viene scritto rispettivamente oeu (con accento grave), oeu (con accento circonflesso);
g. j (semivocale) in contrapposizione alla i;
h. sc/sg dolci, sibilanti e aspre vengono scritte rispettivamente sc/sg, s’c/s’g,sch/sgh.
Siamo così arrivati al milanese moderno (gli ultimi 30 anni dell'800 e i primi del '900), la cui evoluzione si può così riassumere:
a. abbandono parziale del rotacismo (uso della 'r' dove in italiano si ha la 'l'):
Milan (invece di Miran), gola (gora), candela (candera), ma si usa
ancora: varè, vorè, cortell, sciresa, pures;
b. adozione della terminazione 'l' in alcune parole accentate sull'ultima sillaba che prima ne erano prive:
Mal (da maa), ospedal (da ospedaa), ma si usa ancora: saa;
c. assimilazione di CT in TT (e non più CC):
Latt (non lacc), lett (non lecc), ma si usa ancora: tecc
d. abbandono di 'o' davanti ad 'l' a favore della 'a':
Alter (non olter), cald (non cold), malta (non molta)
e. abbandono di ‘i’ a favore di ‘e’:
Sera (non sira)
f. abbandono di ‘oeu’ a favore di ‘ò’:
Vòlta (non voeulta)
N.B.: si passa da: Scoeura (Porta)
a: Scoeula (De Marchi)
a: Scòla
Ma si usa ancora: gorgonzoeula;
g. abbandono della desinenza verbale 'em' a favore di 'om':
Parlom (invece di parlem, parliamo)
h. italianizzazione del lessico (entro certi limiti):
Tovajoeu (invece di mantin), ventali (invece di crespin),
anche se prestinee (non panettee) e angol (solo in senso
geometrico)
Il quadro fonetico del milanese del terzo millennio si può così riassumere:
Si tratta di poche , semplici regole, fondamentali, che potranno mettere chiunque in grado di leggere la nostra lingua madre, a dimostrazione che, tra quelle moderne, la nostra è una delle lingue più semplici da scrivere e soprattutto da leggere: il milanese è uno di quei fortunati esempi in cui la grafia e la pronuncia prevalentemente coincidono. Tra parentesi, nella colonna esempio, è indicata la pronuncia.
Le vocali
Grafia |
Pronuncia |
Esempio |
Traduzione |
à |
a breve aperta |
andà |
andare |
aa |
a lunga chiusa |
andaa |
andato |
è |
e breve aperta |
vedè |
vedere |
ee |
e lunga chiusa |
mestee |
mestiere |
ì |
i breve aperta |
sentì |
sentire |
ii |
i lunga chiusa |
sentii |
sentito |
ò |
o aperta breve |
bòtt |
botte (le) |
oo |
u lunga chiusa |
soo (suu) |
so (verbo sapere) |
o |
u breve aperta |
bott (butt) |
botte (la) |
ô |
u chiusa lunga |
sô |
sole |
u |
ü breve aperta |
tutt (tütt) |
tutto |
u |
ü lunga chiusa |
mur (mür) |
muro |
u |
u (se preceduta da g e q e seguita da vocale) |
guerra (guerra)
quader (quader) |
guerra quadro |
u |
u (in parole derivate dall'italiano) |
auròra |
aurora |
uu |
u lunga chiusa |
sentuu (sentüü) |
sentito |
oeu (sempre tonica) |
ö aperta e breve |
el fasoeu (fasö) |
fagiolo (il) |
oeu (sempre tonica) |
ö lunga e chiusa |
i fasoeu (fasö) |
fagioli (i) |
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