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I vocabolari italiano – milanese
Dal dopoguerra in poi si verifica un fenomeno apparentemente strano, che si è accentuato negli ultimi anni: pur essendo la lingua milanese sempre meno usata, i vocabolari di tutti i tipi e per tutti i gusti si sono moltiplicati in maniera esponenziale.
Ambrogio Maria Antonini (1901 - 1987), in collaborazione con Aldo Resio, ha fatto il primo vocabolario milanese-italiano (1983), ristampato senza errori nel 1996, traducendo e “copiando al contrario” quello del Cherubini. Al suo interno si trovano tuttavia diverse “gaffe”:
a. contratto = scurtàa: in milanese è un participio passato e vuol dire accorciato, in italiano è anche un sostantivo (contratto d’affitto), ma non viene precisato a quale categoria grammaticale si riferisca il termine meneghino;
b. episcopio = vescovàa: non viene precisato che episcopio, oltre a vescovado, ha anche il significato di apparecchio che proietta i lucidi o le foto;
c. sale = sàa, sàl: non viene precisato che in milanese tale sostantivo è femminile;
d. alcune parole sono inventate.
È quindi un vocabolario utile sotto certi punti di vista, ma anche estremamente impreciso, almeno nella sua prima versione, ed è pertanto fruibile da chi il milanese lo conosce bene.
Silvio Menicanti e Attilio Spiller sono gli autori del Vocabolario del milanese d’oggi (1973), repertorio storico etimologico ed aneddotico.
Ernesto Gastaldelli (1938 - 2004) è l’autore de el pussee migliorissim (1980), vocabolario dei termini più “meneghini”, con spiegazione annessa.
Franco Radice, Roberto Reati e Guido Tizzoni hanno curato l’interessante volume Le parole della memoria, il dialetto milanese degli anni cinquanta (1998), un viaggio linguistico nella Milano di mezzo secolo fa, vista attraverso vocaboli, filastrocche, scioglilingua e giochi.
Conclude la serie l’erede del Cherubini, l’aggiornato Dizionario milanese-italiano e italiano milanese curato dal Circolo Filologico Milanese, in versione normale (2001), tascabile (2001) e mini (1997).
Si aggiungono poi a questi i dizionari “tematici”, che riguardano solo alcuni aspetti del lessico meneghino. Sono in ordine cronologico:
1. rimario dialettale milanese (1970), un “vocabolario delle rime” con ben 28000 voci, curato da Anto Cleri;
2. Dizionario del gergo milanese e lombardo (1987) di Nino Bazzetta de Vemenia, una raccolta dei nomignoli e delle forme gergali più svariate (dagli ombrellai del lago Maggiore ai peltrai e lattonieri della valle Anzasca, dagli spazzacamini agli zingari, dal gergo delle Badie del Lago Maggiore a quello della val di Bregno) della Lombardia;
3. Milan in saccoccia (1994) di Giorgio Caprotti e a Milano si parla così (2001) di Maria Buccini e Cesare Comoletti, due manuali di conversazione per praticare la lingua meneghina
4. vocabolario botanico milanese-italiano (con repertorio italiano-milanese), del 1995, curato da Ella Torretta per conto del Gruppo Botanico Milanese, dove, oltre al termine scientifico, alla traduzione e alla descrizione botanica, compaiono i modi di dire relativi ai fiori in questione;
5. i mestee de Milan (1996) di Cesare Comoletti, un utilissimo e approfondito vocabolario dei mestieri di ieri e di oggi, con traduzione dei termini, spiegazione etimologica e descrizione dei mestieri in oggetto;
6. t’el savevet ? mott, dett e proverbi (1998), elenco di vocaboli e modi di dire anche scomparsi con spiegazione del significato e €l s€sin, dizionarietto gergale italiano –milanese (2002) di Ernesto Gastaldelli;
7. dizionario gastronomico meneghino (2005), un aggiornatissimo vocabolario culinario, con spiegazioni, ricette e luoghi ove trovare le nostre specialità, di Cesare Comoletti e Giovanna Falzone;
8. Milano il dialetto nelle parole (2005), una esauriente spiegazione in chiave storico-linguistica di parecchi lemmi del Cletto Arrighi, a cura di Marco Caccamo.
Se andiamo poi appena “fuori porta”, oltre ai soliti dizionari delle varie parlate (brianzolo, carugatese, uboldese, …) troviamo due interessanti pubblicazioni di Antonio Barbieri: a strüsa pedibus calcantibus - a zonzo nel parlare latineggiante dei lombardi (1997) e parlà tudèsch in Lombardia - eredità linguistiche dall’area germanica nella parlata popolare (2002), che affrontano l’analisi del lessico e della parlata lombarda vista attraverso l’apporto di due differenti culture.
Chiude la serie un volume unico nel suo genere: Parlate e dialetti della Lombardia (2003), lessico comparate delle principali lingue lombarde, fortemente voluto dalla Regione Lombardia, assessorato alla Cultura e Identità.
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