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A Venezia

L’epoca : Venezia, caduta sotto Napoleone era passata in mani austriache col trattato di Campoformio.
I Veneziani rimasero tuttavia fedeli alla loro predilezione proverbiale per i divertimenti e le passioni sfrenate.

Note biografiche Il 1798 vede Porta trasferirsi a Venezia, come impiegato presso l’Archivio delle Finanze.
L’impiego non impedisce al Porta di partecipare alla vita mondana della ex capitale serenissima, spendendo più di quel che guadagnava. Oltre all’ozio e al sollazzo, qui Carlo incontra il suo vero destino: conosce alcuni poeti dialettali che risvegliano in lui il desiderio, già manifestato agli inizi degli anni ‘90, di scrivere versi. Un intrigo amoroso finito male, lo costringe ad abbandonare la casa di cui era ospite e a far ritorno a Milano.

La produzione letteraria Compone, con non molto successo, due almanacchi satirici in veneto

 

Milano, di nuovo

L’epoca Il 28 aprile 1799 gli austriaci (con gli alleati russi) ritornano, ristabilendo le istituzioni asburgiche e soffocando duramente i tumulti.
Il 2 giugno 1800 Napoleone rientra nuovamente a Milano e con la battaglia di Marengo (14 giugno) sconfigge gli austriaci definitivamente. I milanesi recuperano il loro stile di vita allegro e spensierato.

Note biografiche Nel 1799 Carlo torna nella sua città, riprendendo il suo impiego presso l’amministrazione finanziaria della “Lombardia austriaca”.
Riprende l’attività del “Teatro Patriottico” il 30 dicembre con il Filippo di Vittorio Alfieri e il Porta torna a vestire i panni dell’attore. Anche se il 5 maggio 1804 dà l’addio alle scene, in quanto la parte dello spiantato marchese di Forlimpopoli di Goldoni, viene affidata ad altro attore. Proprio in questi giorni, il teatro da lui fortemente voluto, cambia il nome e diventaTeatro dei Filodrammatici.Anche in virtù di questa disavventura, Carlo Porta si dedica con maggior assiduità alle rime, rigorosamente in dialetto meneghino, incontrando successo e ammirazione.

La produzione letteraria Rimette mano all’ambizioso progetto di tradurre la Divina Commedia in milanese, ma finirà per intero solo il primo canto dell’Inferno.

Letture Inferno

Un impiegato anomalo

Note biografiche Le ritrovate serenità e tranquillità d'animolo spingono a desiderare di formarsi una famiglia; il 29 agosto 1806 sposa così una vedova, Vincenza Prevosti, cui resterà sempre fedele e dalla quale avrà tre figli: Anna Alessandrina, Maria Carolina Violante e Giuseppe, futuro avvocato, banchiere e pittore di buona vena. Carlo Porta è un'anomalia: il lavoro manuale non inibisce la sua creatività, di modo che di pari passo con il successo professionale crescono anche i suoi successi di poeta. Può così riunire a casa sua una o due volte la settimana gli amici letterati che con lui dibattono, polemizzano, esternano opinioni e ideali e leggono in anteprima le loro poesie. Tale sodalizio che ha scelto il nome "Cameretta", diventa in breve una vera istituzione nella Milano culturale di questo primo Ottocento, annoverando nomi di tutto rispetto: il poeta Giovanni Torti, il miglior allievo del Parini, che Porta stesso celebrò nella poesia Visione , il pittore Gaetano Cattaneo, il pittore Giuseppe Bossi, che fu, tra il 1802 e il 1806 segretario dell'Accademia di Brera, della quale insieme con l'Appiani promosse e ordinò la pinacoteca, Giuseppe Bernardoni, Luigi Rossi,Tommaso Grossi, Ermes Visconti, Alessandro Manzoni, Giovanni Battista De Cristoforis, Ugo Foscolo, Giovanni Berchet, Vincenzo Monti e Francesco Cherubini.

Gli amici, il lavoro, la poesia

L’epoca Il quadro politico si è stabilizzato a favore dei transalpini. Dopo la ratifica della situazione – avvenuta con il trattato di Lunéville tra Austria e Francia (9 febbraio 1801) – il 26 gennaio 1802 viene costituita la Repubblica Italiana, presieduta da Napoleone (vicepresidente il conte Francesco Melzi d’Eril). Al nipote di Napoleone, Eugenio di Beauharnais, viene affidata la carica di viceré. I primi effetti della nuova amministrazione sembrano positivi: viene dato il via al progetto di apertura della “piazza d’armi” a ridosso del Castello, viene ordinato il sollecito completamento della facciata del Duomo (ultimata nel 1813), viene decretata l’istituzione di una scuola di veterinaria, si riprende la costruzione del Naviglio Pavese, nel 1806 si dà inizio alla costruzione dell’Arena e della caserma di San Francesco, nel 1807 viene istituito il Conservatorio , viene posta la prima pietra dell’Arco della Vittoria (poi Arco della Pace), è inaugurata l’Arena costruita in parte con il materiale ricavato dall’abbattimento delle fortificazioni esterne del Castello, nel gennaio 1808 è istituita la Commissione di Pubblico Ornato (dal quale discenderanno poi Le Soprintendenze Artistiche e Architettoniche), viene istituita la Borsa di Commercio, aperta il 15 febbraio, vengono creati ex novo o aggiornati molti enti di pubblico interesse e opere e norme di pubblica utilità, come la fondazione del Gabinetto di Mineralogia e Fossili (1809), l’entrata in vigore del nuovo Codice Penale (1 gennaio 1811), il restauro delle colonne di San Lorenzo, la definizione del nuovo Codice di Commercio, l’istituzione di una Scuola d’Ostetricia, la proibizione dei canali metallici versanti nelle strade le acque piovane, il divieto di accattonaggio e la creazione della Compagnia degli zappatori-pompieri.

Note biografiche Carlo Porta prosegue su entrambe le strade, anzi, il pubblico impiego gli è utilissimo per mettere a fuoco realtà e aspetti della vita cittadina.

La poetica e il carattere Nelle lunghe ore a contatto con la gente, matura la sua capacità di analizzare i caratteri degli esseri umani, di interpretarne i disagi, i problemi, le paure, le aspirazioni, di comprenderne e condividerne le sciagure e le fortune, i bisogni e gli odi verso il potere, soprattutto quello politico e religioso. Si realizza così il suo percorso poetico che raggiunge la compiutezza, del linguaggio e dei contenuti, di una personale e autonoma visione del mondo a lui contemporaneo, partendo dalle intenzioni realistiche di Carlo Maria Maggi e di Gian Carlo Passeroni e della tradizionale “bosinata” meneghina, passando attraverso lo sviluppo di una nuova forma che può essere a pieno titolo inserita nell’esperienza del romanticismo italiano ed europeo. La galassia ambrosiana è da lui rappresentata con grande obiettività e serenità, senza falsi pudori, ma senza pregiudizi, senza timori reverenziali nei confronti di politici e amministratori, né tanto meno del clero, spesso destinatario dei suoi strali satirici. Quantunque sia egli stesso un ingranaggio del potere, non gli sfuggono le repentini e importanti trasformazioni in atto, né i rivolgimenti politici, dei quali è spettatore oggettivo e imparziale. Lasciati alle spalle i giovanili impegni politici, guarda ora all’esistenza in modo più disincantato e pacato. Sicuramente anche più disincantato, in virtù della sua maggiore conoscenza dell’ambiente socio-politico. La sua partecipazione a questo contesto si estrinseca nella sua poesia, ironica e satirica, perché il suo carattere è sempre quello libero e faceto di un tempo, e dialettale, perché questa è la lingua del popolo che ama e del quale si sente parte. Il dialetto è per lui, infatti, strumento di comunicazione compiuto; il migliore per mettere a nudo vizi e difetti delle classi dominanti e per dare voce alla gente comune, quella che specialmente a quei tempi non sembrava avere molta possibilità di riscatto.

 
 

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Creazione :10/2006
Ultimo agg. :10/2006