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La fine di un impero

L’epoca La fine di un impero La politica governativa si era in breve rivelata interessata soltanto a favorire l’economia transalpina, a tutto danno di quella locale. Ancora una volta Milano e il suo territorio erano considerati solo una riserva fiscale da spremere fino all’osso. A questo va inoltre aggiunto il danno provocato alle attività produttive ambrosiane dalla drastica, inarrestabile diminuzione della mano d’opera, causata dall’arruolamento forzato nell’esercito francese, impegnato su troppi fronti in continue e ormai disastrose guerre, da cui sono esentati soltanto gli ecclesiastici, gli inabili e i padri di famiglia.Il novembre del 1812 segna l’inizio della parabola discendente di Napoleone: la campagna di Russia vede il suo esercito distrutto quasi completamente, nei mesi successivi Spagna, Inghilterra, Prussica e Austria si coalizzano per fermare definitivamente lui e le sue aspirazioni di dominio paneuropeo, la sconfitta di Lipsia (16-19 ottobre 1813) lo vede costretto a ritirarsi dai territori germanici, finché il 6 aprile 1814 abdica e viene relegato sull’isola d’Elba. In Francia ritorna la monarchia e sul trono sale un Borbone, Luigi XVIII.A Milano scoppiano tumulti tra i filofrancesi e i sostenitori dell’indipendenza lombarda, nel corso dei quali viene massacrato (20 aprile) il ministro delle finanze Giuseppe Prina. Il 28 aprile le avanguardie austriache, al comando del maresciallo Bellegarde, fanno il loro ingresso in Porta Romana, trionfalmente accolte. Il 12 giugno viene ufficialmente annunciata l’unione della Lombardia all’impero austro-ungarico, un anno dopo (7 aprile 1815) viene sancita la creazione del Regno Lombardo-Veneto.

La produzione letteraria La vera popolarità arriva nel 1812 con la pubblicazione di Desgrazi de Giovannin Bongee, primo di quella sorta di monologhi che caratterizzeranno maggiormente la lirica portiana, veri capolavori di poesia.

La poetica e il carattere Nel Giovannin Bongee è sublimata l’intera esperienza umana, professionale, politica e letteraria del poeta e dell’uomo; attraverso il protagonista il poeta dipinge, con grande potenza espressiva ed efficace realismo, l’affresco di un’umanità misera e sofferente, schiacciata dall’insostenibile peso di un potere socio-politico gretto, classista, ingiusto, sospettoso, ma non per questo definitivamente vinta e defraudata della sua rassicurante bonomia, della sua arguta filosofia di vita, del suo aspro e incancellabile desiderio di sopravvivere nonostante tutto. Giovannin Bongee è il rappresentante, vivo e reale, di questa umanità, diffidente quanto è giusto nei confronti del potere costituito, dal quale non gli vengono che soprusi e ingiustizie, inevitabilmente amareggiato per la sua condizione di diseredato, ma che riesce a non perdere l’innato sense of humour ambrosiano. La satira portiana, per mezzo di Giovannin, è indirizzata in particolar modo verso i napoleonici, «quij prepotentoni de Frances», che da liberatori si sono trasformati in dominatori dispotici e arroganti, come il porta mette ben in evidenza anche nel sonetto Paracar, che scappee de Lombardia.

Letture Paracar Giovannin BongeeChe Tocaj Che Alicant Che Sciampagn

Gli anni della maturità

Note biografiche Carlo Porta, grazie all’impeccabile curriculum professionale, mantiene il suo impiego anche sotto la nuova amministrazione.

La produzione letteraria Intanto la sua fertile penna ha dato vita a Olter desgrazi de Giovannin Bongee (1814), La Ninetta del Verzee (1815), Fraa Diodatt (1815), Fraa Zenever (1815, abbozzato già nel 1811), Lament del Marchion di gamb avert e El viacc de fraa Condutt (1816).

La poetica e il carattere In questi componimenti l’autore conferma, anzi accentua, il carattere della sua poesia. Carlo Porta diventa il cantore acuto e accurato, della pietà per un mondo di umili e vinti, il fustigatore del malcostume governativo, l’inflessibile critico di quella parte del clero che vive e agisce in dissonanza dagli insegnamenti evangelici. Uno degli aspetti di maggior rilievo della sua indagine poetica è rappresentato dall’obiettività: il poeta osserva, rievoca, descrive,esplora, analizza, ma mai si erge ad arbitro, mai condanna. Umile tra gli umili, non cade mai nella presunzione di sentirsi superiore agli uni o agli altri. Come il Maggi, usa la lingua per fustigare i vizi, non le persone. La sua grandezza è nella modestia, nella semplicità del suo approccio a modelli di vita che non condivide, ma che non ritiene suo compito giudicare.La modestia è la qualità a lui più congeniale. Raggiunti la notorietà e l’apprezzamento del pubblico, Carlo Porta resta la persona schiva qual è diventato dopo la rinuncia alle spensieratezze giovanili, l’impiegato modello, il padre di famiglia integerrimo e legato ai valori tradizionali. Non cerca elogi, rifugge la protezione dei potenti, vive una vita semplice, non rincorre promozioni, fama o ricchezza.

Letture Catolegh.. La Ninetta del Verzee MarcanaggGh’hoo miee Olter desgrazi de Giovannin Bongee Fraa DiodattFraa ZeneverLament del Marchion di gamb avertEl viacc de fraa Condutt

La Prineide

La produzione letteraria Il libello suscita le ire della polizia asburgica che indaga per rintracciarne l’autore. I sospetti cadono subito su Carlo Porta, che viene fermato e perquisito, Carlo Alfonso Pellizzoni e Tommaso Grossi, che finisce per confessare di esserne l’autore, anche se non cadranno mai i sospetti sul nostro Carlin.

La poetica e il carattereLa tranquilla esistenza di Carlo Porta viene turbata nel 1816, allorché viene diffusa la Prineide, satira politica in sestine in vernacolo meneghino, nella quale un immaginario colloquio con il fantasma del ministro Prina, barbaramente ucciso due anni prima, offre all’anonimo autore il pretesto per denunciare i disinganni seguiti al ritorno degli austriaci, nel quale molti avevano sperato.

Gli ultimi anni

L’epoca Questi anni mostrano gli aspetti più retrivi dell’amministrazione asburgica, caratterizzata da un governo fortemente reazionario, appoggiato a un rigido regime poliziesco che soffoca, spesso nel sangue, ogni iniziativa intellettuale che possa, anche solo in minima parte, ricondurre a ideali di libertà, indipendenza, individualismo. Gli aspetti più rilevanti del quinquennio 1815-1820 sono una libertà di stampa estremamente limitata, la fine di una stagione, se non felice, quantomeno vivace per le iniziative di interesse pubblico e l’originarsi spontaneo dei primi movimenti di opposizione al sistema.Pochi mesi dopo la scomparsa del Porta, il 5 maggio, dopo sei anni di prigionia nell’isola di Sant’Elena, morirà Napoleone Bonaparte.

Note biografiche L’acuirsi della malattia, aggravata da terribili emicranie e dall’ipocondria, sospinge sempre più il Porta verso profonde, quanto contorte, riflessioni esistenziali che lo porteranno ad avvicinarsi a quella Chiesa della quale aveva spesso messo a nudo miserie, intrighi e disonestà. Di pari passo con l’inasprirsi della malattia, si fa più amara la sua personale visione del mondo che lo circonda, né riescono ad alleviare le sue pene le cure amorevoli della moglie e dei figli né l’assidua vicinanza degli amici. L’inverno tra il 1820 e il 1821, particolarmente freddo e umido, aggrava le condizioni del poeta, che si spegne venerdì 5 gennaio, attorniato dalla famiglia e dagli amici più cari. Le esequie avvengono domenica 7, nella chiesa di San Babila. Un lungo corteo di conoscenti e estimatori accompagna Carlo Porta nell’ultimo viaggio, verso il cimitero di San Gregorio fuori Porta Venezia, ove l’estremo saluto al poeta viene rivolto dall’amico fraterno Tommaso Grossi.

La produzione letteraria Nonostante lo stato di salute precario, vive ancora, nel lustro che segue, una fase di particolare fecondità letteraria. Sono i tempi che vedono la luce, tra l’altro, Meneghin classegh (1817), Epistola de Meneghin Tandoeuggia al scior don Rocch Tajana (1818), El romanticismo, La nomina del cappellan (1819), La guerra di pret , Meneghin Biroeu di ex monegh (1820).

La poetica e il carattere Il poeta che aveva fatto della spensieratezza una ragione di vita nella giovinezza, e dell’ironia e dell’umorismo la bandiera degli anni maturi, sente la fine avvicinarsi inesorabilmente, e l’antica vena mordace lascia progressivamente il posto a un’assennata introspezione, talvolta accompagnata dal pentimento per la licenziosità di molta parte del suo lavoro poetico.

Letture Epistola de Meneghin Tandoeuggia al scior don Rocch Tajana El romanticismo La nomina del cappellanLa guerra di pret Meneghin Biroeu di ex monegh

 
 

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Creazione :10/2006
Ultimo agg. :10/2006