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Antonio Negri

Il primo autore ad inaugurare poeticamente il secolo è Antonio Negri (1881-1966); nato da una famiglia che faceva del lavoro la sua religione, anche lui inizialmente imprenditore, si "convertì" successivamente al mondo poetico e alla beneficenza. Sembrerebbe la trama di un feuilleton, ma come vedremo non è così. Negri si distinse per una forte personalità che lo portarono a scelte radicali nel corso della sua esistenza, anche per esperienze personali che lasciarono il segno (capitano di fanteria alla "tenera"età di 37 anni, periodo in cui perse anche ben quattro figli, partecipò alla guerra in prima persona, venendo impegnato anche in combattimenti con gas asfissianti) a tal punto che alla fine del conflitto abbandonò il progetto di espandere la propria attività, per avviarsi all'attività letteraria e poetica, in qualità di scrittore ma anche di mecenate (sponsorizzò Sem Benelli e anche la prima rappresentazione di L'annonce faite à Marie di Paul Claudel al Manzoni intorno al 1930). Verso il 1932-34 cedette l'azienda e acquistò una tenuta agricola a Montevecchia, dove visse fino alla morte, circondato da enorme affetto per le numerose opere di bene compiute.

Una delle figure centrali dei suoi lavori è il personaggio di Atimada (acrostico di Ansia Terrore Ignoto Male Amore Dolore Ascensione), che rispecchia la sua filosofia di vita: al centro di tutto vi è l'Amore (quello con la A maiuscola), che tutto fa superare e ci consente di congiungerci all'Altissimo.

La concezione di un personaggio metafora delle tappe della vita e della maturazione dell'essere umano è presente in Pinocchio, o meglio, nella trasfigurazione poetica del capolavoro del Lorenzini che egli compie in un poemetto di XXXIII episodi: Negri è tra i pochi a rendersi conto del valore di Pinocchio come romanzo simbolista e come romanzo odisseico.

Le due liriche che di seguito vengono presentate sono il sonetto introduttivo e una parte centrale di un lungo poemetto, On soldaa papà , scritto sulle orme di un lavoro analogo dell'anno precedente, On papà soldaa , di Giannino Sessa, storia di un caduto della prima guerra mondiale, la cui figlia ne onorava ogni giorno la memoria in preghiera; a differenza del poemetto del suo amico Giannino, però, la "variante" del Negri è molto più amara: vi troviamo, infatti, la figlia non in preghiera, ma sui marciapiedi, costretta a prostituirsi per sopravvivere alla disoccupazione postbellica. Una visione, dunque, priva di retorica, molto più realistica e critica nei confronti di una realtà tenacemente voluta dal regime fascista. Se aggiungiamo, poi, a questo il fatto che il Negri ha letto e messo nelle mani di un podestà fascista questo testo molto critico rispetto agli ideali di partito, possiamo ammirare ancora di più questo poeta, oltre che per ragioni letterarie, anche per un coraggio e una fede nei propri ideali fuori del normale.

A Guido Pesenti primo cittadino di Milano che il 6 maggio 1936 – XIV aprì le porte di Palazzo Marino alla poesia dialettale italiana

Carissim Pesenti
Podestà de Milan,

Come l’è naturâl, i temp passàa
Fironavi per mì, per la mia cà,
Sposa, bagai, fradèi, mamma e papà;
Ma incoeu che sto me coo l’è maduràa,

Ma prèmm, oltra di mè, l’Umanitàa.
Basta fermass on attim a guardà
Sto pover mond balengh, tutt de rifà,
Per capì che la vera Veritàa,

Quella umana s’intend, … la soa de l’omm,
L’è stada missa al bando, sotta ai pée!
L’è in sto garbùi de numer e de somm

Che mì, sia pûr de sognadôr gavée,
Foo sentì la mia vôs de galantomm
Tutt a mè spês, de temp e de danée!

Carissimo Pesenti
Podestà di Milano

Come è naturale, nei tempi passati
mi davo da fare per me, per casa mia,
per la sposa, i ragazzi, i fratelli, la mamma e il papà;
ma oggi che questa mia testa è maturata

mi preme, oltre a me, l’Umanità.
Basta fermarsi un attimo a guardare
questo povero mondo dissennato, tutto da rifare,
per capire che la vera Verità,

quella umana s’intende, … la sua de l’uomo,
è stata messa al bando, sotto i piedi!
È in questo garbuglio di numeri e di somme

che io, sia pure da sognatore balordo,
faccio sentire la mia voce di galantuomo
tutta a mie spese, di tempo e di denaro !

La parte conclusiva, con passaggio da sestine a terzine, vede il risveglio del poeta e il suo successivo riaddormentarsi con la nuova comparsa del Soldatone:

«Ier nott, on attim prima de sparì,
Come a conclûd la longa cicciarada,
ghe parlavi de fêd in l’avvegnì …
Fêd ch’ha de vess coscienza res’ciarada
E minga l’att servîl del saltimbanch
Che ‘l se sbatt a gattôn per do palanch!

Ma adess che semm chi còmod e degià
Che lù ‘l me scolta proppi volentera,
Prima anmô de parlàgh di mè de cà
Che, tant e tant, gh’è minga la manera
De mett sul so drizz, ghe cunti sù
La vera storia del Bambin Gesù,

La proeuva pussèe granda ch’el Signôr,
Chissà per che so scopo misterios,
l’ha decis de lassagh ai sognadôr
El privilegi di cruzzi e de la crôs!
Ma a sto ponto bandonni la sestinna
E me tacchi de slanz a la terzinna.

Hoo vist l’omm a partì de la caverna
E a diriges incert a la soa méta
Sotta la spinta d’ona lêg eterna …

Hoo vist a vun per vun tutt i profeta,
i capitani, i Ré, i Imperador
E i artista e i filosof e i poeta

A preparà la strada del Signor,
Fin che on bell dì, denanz del canocciaa,
M’è compars Gesù Crist, el Redentôr,

Proppi lù come ‘l védom pitturàa
In tutt i gês cristiann del noster mond:
Con quell so corp atletich, modellàa …

Quii so oggioni celest, quii lenden biond
Che ghe borla sui spall, a cannellott,
E, tutt in gîr, el rosc di vagabond

Affamàa, pien de crost e squasi biott,
Che ghe sprelonga i man per implorall …
Mì che, de viv, hoo mai creduu nagott,

E che trattavi i prêt de casciaball,
A quella vista, sont restàa incantàa
E per avègh el temp de remirall

Gh’hoo tegnuu fiss adoss el canocciàa!

...

Continuerà?

«Ieri notte, un attimo prima di sparire,
come per concludere la lunga chiacchierata,
le parlavo di fede nell’avvenire …
fede che ha da essere coscienza rischiarata
e non l’atto servile del saltimbanco
che si sbatte a quattro zampe per due palanche!

Ma adesso, dato che siamo qui comodi e giacché
lei mi ascolta proprio volentieri,
prima ancora
di parlarle dei miei di casa
che, tanto e tanto, non c’è modo
di metterli sull’estro, le racconto
la vera storia del Bambino Gesù:

la prova più grande che il Signore,
chissà per quale scopo misterioso,
ha deciso di lasciare ai sognatori
il privilegio dei crucci e della croce!
Ma a questo punto abbandono la sestina
e mi attacco di slancio alla terzina.

Ho visto l’uomo partire dalla caverna
e dirigersi incerto alla sua meta
sotto la spinta d’una legge eterna …

Ho visto uno per uno tutti i profeti,
i capitani, i re, gli imperatori
e gli artisti e i filosofi e i poeti

preparare la strada del Signore,
finché un bel giorno, davanti al cannocchiale,
m’è comparso Gesù Cristo, il Redentore,

proprio lui, come lo vediamo dipinto
in tutte le chiese cristiane del nostro mondo:
con quel suo corpo atletico, modellato …

quei suoi occhioni celesti, quei capelli fluenti biondi
che gli ricadono sulle spalle a onde
e, tutto in giro lo sciame dei vagabondi

affamati, pieni di croste e quasi nudi
che gli allungavano le mani per implorarlo …
Io che da vivo non ho mai creduto a niente,

e che trattavo i preti da cacciaballe,
a quella vista, sono rimasto incantato
e per avere il tempo di rimirarlo

gli ho tenuto addosso fisso il canocchiale!
...


Continuerà?

 

 
 

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Creazione :10/2006
Ultimo agg. :10/2006