Calamita cosmica
Gino De Dominicis ( Ancona 1947 – Roma 1998 )
Il titolo della scultura allude al rapporto che la colossale creatura(24x6x10 m.), riproducente una specie antropomorfa sconosciuta ai terrestri, intrattiene con lo spazio cosmico mediante l’asta d’oro ( calamita ) che, come un gigantesco gnomone in bilico sul dito medio della mano destra del monstrum, scandisce un tempo originario e ultramondano.
L’opera Calamita cosmica iniziata da De Dominicis nel più assoluto segreto intorno al 1998, venne presentata per la prima volta a Grenoble nel contesto di una mostra antologica che Gino De Dominbicis ordinò nel Centre National d’Art Contemporain nel 1990.
In quella occasione l’artista collocò la scultura in un’ala isolata dei Magazzini lontana dalle altre opere ( solo la Sumera era stata posta in corrispondenza dei piedi) e in modo tale che il pubblico non la potesse avvicinare ma fosse possibile vederla da un punto di osservazione obbligato distante dall’opera e posto dietro al cranio. Nella circostanza l’artista fece circolare una polaroid divenuta la sola immagine fotografica di questa scultura autorizzata dall’autore.
Nel 1990 Gino De Dominicis, invitato alla XLIV Biennale di Venezia con un a sala personale nel Padiglione Italia, decise di esporre “ Calamita Cosmica “ immaginando di farla arrivare ai Giardini via mare in una zattera. Poiché il padiglione non disponeva di spazi capaci di contenerla, ne presentò soltanto il teschio componendolo in un articolato complesso plastico intitolato ”macchina del tempo ”che comprendeva altre opere realizzare negli anni precedenti.
Successivamente la scultura venne occultata a Roma e a Foligno fino a che nel 1996 ricomparve a Napoli esposta nella Reggia di Capodimonte. Nuovamente oscurata nelle segrete di Castel Sant’Elmo a Napoli, rivide la luce dopo la scomparsa dell’artista (1998 ) nella Mole Vanvitelliana di Ancona.
Avviato ad un tour che nel 2008 lo porterà nei più importanti musei d’Europa ( Amburgo, Bruxelles, Parigi ) questo capolavoro assoluto viene presentato a Milano dal1° aprile al1° maggio 2007 a cura di Vittorio Sgarbi e Italo Tomassoni e per iniziativa dell’Associazione Gino De Dominicis nel contesto di una mostra ( l’andata e ritorno ) che si concluderà alla fine del 2008 al rientro dell’opera in Italia.
Definita anche “ scheletrone “ o “ ventiquattro metri di forme d’oro “ ( Gino De Dominicis pensava di rivestirla d’oro zecchino ) sarà definitivamente conservata in un Museo destinato a questa unica opera che verrà inaugurato nel 2008 a cura della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno che ora ne è la proprietaria.