Bonvesin i1
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L’IDROGRAFIA DI BONVESIN,

indagine sulle acque elencate da Bonvesin della Riva nel “De Magnalibus Mediolani”.

1) PREMESSA
Bonvesin della Riva, insegnante di grammatica vissuto in quel di Legnano, fu autore di alcune opere in lingua latina e in volgare padano, idioma, quest’ultimo, di cui manteneva una scuola.
Egli visse il periodo della sua più prolifica attività letteraria nella seconda metà del XIII secolo, epoca di dure lotte per la conquista della signoria tra le più altolocate famiglie patrizie milanesi che si alternarono alla guida del governo cittadino prima con l’arcivescovo Ottone Visconti, poi ancora con Guido Torriani e infine, definitivamente, con la presa della signoria da parte della famiglia Visconti.
Non ci dilungheremo sulle qualità e le capacità di questo nostro celebre autore perché, molto più esaurienti sarebbero gli esperti di letteratura, primo fra tutti l’amico Dottor Beretta il quale, come alcuni di voi ricorderanno, ne parlò l’anno scorso, proprio in questa sala, durante il corso di letteratura milanese.
Una delle opere più famose di Bonvesin della Riva, forse la più celebre e conosciuta tra gli estimatori di Milano, è il “De Magnalibus Mediolani”, la prima descrizione, tecnica e ….. turistica, della nostra città, della quale illustra le bellezze, la storia, la civiltà degli abitanti, lasciandoci un affresco vivace della Milano della fine del XIII secolo.
Al quarto capitolo di questo suo lavoro, egli elenca una serie di realtà idrografiche, laghi (chiamati “lacus”), fiumi, torrenti, cavi e rogge (tutti definiti “fluvius”) del territorio esterno alla città, ubicati anche a notevole distanza dalla medesima.
Va ricordato che egli fu, nella descrizione del fossato murario, il primo a sottolineare la perfezione della “Città circolare” che troverà poi i suoi illustratori, con le celebri piante da loro tracciate, prima in Galvano Fiamma, agli inizi del XIV secolo, poi in Jacopo del Massaio, a metà del XV secolo, e, infine, in Leonardo da Vinci, con la sua celebre rappresentazione schizzata alla fine del medesimo secolo.
Ma di questo nostro antico autore oggi non commenteremo la suddetta ormai famosa descrizione di Milano, l’argomento lo lasciamo per un prossimo incontro, ma cercheremo di ricostruire, sulla base dell’elenco dei corsi d’acqua che ci trasmette, la loro precisa collocazione sul territorio e questo perché numerosi dei toponimi trasmessi sono, con difficoltà, riconducibili alle attuali realtà idrografiche.
Va innanzi tutto precisato che, a nostro modo di vedere, e come i risultati della ricerca fanno pensare, l’autore non fa altro che ricordare i nomi dei corsi d’acqua presenti in quella porzione del territorio lombardo che ai suoi tempi ricadeva sotto l’egemonia economica, politica e militare di Milano, come poi vedremo, e non si riferisce, come alcuni commentatori hanno sostenuto a realtà esterne a quest’area.
Bonvesin ci elenca laghi e fiumi per un motivo molto pragmatico, ossia la possibilità di rifornimento alimentare della città di Milano con fauna ittica commestibile, proveniente da queste acque; ma dall’esame dell’elenco e dalla collocazione dei corsi d’acqua si potrebbe arguire che Bonvesin abbia voluto anche tracciare una specie di atlante fisico, in particolare appunto idrografico, dello stato di Milano alla sua epoca.
Infatti ci pare in certi casi azzardato pensare che prodotti commestibili della pesca potessero raggiungere Milano da località per quei tempi certo molto distanti; pensiamo, ad esempio, di portare pesce fresco dai lontani siti dell’alto Lario o dell’alto Verbano, dove i tempi di percorrenza per raggiungere la capitale del ducato si misuravano in numerosi giorni di viaggio, soprattutto dove non vi era la presenza di canali navigabili, e, al tempo del nostro autore, l’unico esistente era il Naviglio Grande, da pochi anni attrezzato per essere navigato.
Va giustamente sottolineato che, lungo tutto lo scritto, si parla anche di altre presenze idrografiche, per lo più molto note; ad esempio Bonvesin cita e descrive, come abbiamo già detto, la fossa posta alla periferia della cerchia muraria, quella che diventerà la Cerchia dei Navigli, ci richiama la presenza dell’Adda, allorché ricorda le vicende della guerra tra Milano e Federico II di Svevia e suo figlio Enzo, e ancora cita la Muzza, aperta nel corso degli anni di sua vita, mentre, e questo appare strano, ricorda solo di sfuggita, mai con l’opportuna enfasi che meriterebbe, poiché ce ne sarebbero tutti i motivi, la principale opera artificiale che era stata appena completata dal governo cittadino, quel Naviglio Grande che cita solo con il suo nome originario di Ticinello.
Per tutti questi motivi, come vedremo, ancora una volta pare di poter affermare che Bonvesin della Riva, da molti considerato un commentatore troppo celebrativo, fino a sfiorare l’esaltazione della nostra città, debba essere trattato, al contrario, con maggiore obiettività poiché le notizie che ci tramanda, se correttamente interpretate, ci aprono una finestra su realtà che ancora oggi, nonostante le numerose, a volte stravolgenti modifiche che il territorio ha subito, possono essere ritrovate, con soddisfazione, dal ricercatore.
Prima di entrare in argomento va sottolineato che questa non vuole essere una ricerca filologica e quindi le deduzioni, che possono essere discutibili come le individuazioni di altri, si basano su ricerche di carattere geografico e storico oltre ad essere appoggiate su una più precisa conoscenza della rete idrografica del territorio milanese.
Le interpretazioni, sia queste come quelle di altri che hanno affrontato il problema, sono in numerosi casi certamente vicine alla realtà, mentre in altri tale vicinanza è senz’altro meno evidente e quindi, queste ultime, possono essere oggetto d’ulteriori precisazioni che richiederanno ricerche e studi più approfonditi.
In conclusione questo lavoro vuole essere un modestissimo contributo, senza nulla togliere a coloro che già si sono cimentati e interessati al tema, per una migliore conoscenza di questo nostro autore, il primo pare a darci una descrizione strutturata con una certa logica, secondo un concetto relativamente moderno, della nostra città, delle sue dimensioni, del territorio d’appartenenza, della storia, ecc

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