2) OSSERVAZIONI E PRECISAZIONI
Iniziando l’esame dello scritto di Bonvesin è necessario fare alcune premesse suggerite da un’indagine più approfondita della materia.
Per prima cosa l’Autore elenca due serie di toponimi legati all’acqua del territorio milanese e, come vedremo in seguito, anche esterno a quest’ultimo; la prima è quella dei “lacus” e la seconda quella dei “fluvius”, ossia le presenze che, secondo l’autore, dovevano essere le più significative a sua conoscenza; infatti, sono elencati laghi, fiumi, torrenti e rogge di certo noti, ma anche presenze secondarie, di minore e/o assoluta modestia.
La citazione di queste ultime può spiegarsi con il fatto che allora poteva trattarsi, per motivazioni a noi ignote, di realtà ben più importanti e significative di quanto non lo siano oggi, oppure che le ridotte conoscenze ne abbiano esaltato le effettive dimensioni.
Un’altra osservazione è relativa alle zone d’appartenenza dei corsi d’acqua citati; a questo proposito l’autore pare abbia indicato nomi interessanti non tutta l’area competente l’allora territorio della futura signoria viscontea, ma si fosse riferito solo ad alcune parti della stessa, mentre, ben maggiore importanza pare essere riservata a certe parti del territorio rispetto ad altre.
Ciò farebbe supporre che alcuni di questi territori furono conosciuti personalmente da Bonvesin, Milano ed il suo circondario, il Varesotto, comprendendo in questo anche il tratto della sponda orientale del medio lago Maggiore, il Lario, relativamente al ramo di Lecco, e all’alta Brianza, mentre più superficiali paiono le informazioni sull’alto lago di Como, il lago di Lugano e il territorio ossolano.
Tutto ciò potrebbe spiegarsi con la considerazione che i nominativi dei corsi d’acqua di queste ultime regioni pervennero a Bonvesin per voce di terzi e non per una sua diretta conoscenza dei siti.
Infatti, mentre i laghi elencati sono in pratica tutti quelli del territorio prealpino compreso tra il Ticino e l’Adda, i fiumi ed i torrenti sono quelli che insistono anche esternamente all’ambito territoriale strettamente inteso come milanese; ricordo che in una carta della fine del XVII secolo tutto il territorio al di qua delle Alpi Centrali era chiamato “Territorium Mediolanensis” e che quindi, in quei secoli, l’estensione di detta regione non doveva essere limitata ai soli dintorni cittadini.
Va poi sottolineato come egli non citi mai il lago di Como, o Lario, ma richiami parti del medesimo come fossero veri e propri specchi d’acqua a se stanti, divisi tra loro e non facenti parte di un unico insieme.
Allo stesso modo separa dal lago Maggiore la parte settentrionale chiamandola “Lacus de Cannobio”.
Anche in quest’ultimo caso, il fatto di riferirsi a parti separate di un’unica entità, bene s’inquadrerebbe nel sopra espresso concetto che molte delle citazioni siano pervenute a Bonvesin “per sentito dire” e non per sua specifica conoscenza ed esperienza.
Si può perciò asserire che il nostro autore si sia attenuto alle nozioni di cui era provvisto, o che poteva raccogliere dalla viva voce di coloro che operavano sul territorio, ad esempio i numerosi mercanti che allora percorrevano, anche con grande coraggio, le strade che si diramavano dalla capitale della signoria.
L’Autore delle “Meraviglie di Milano” elenca diciassette laghi e cinquanta fiumi o torrenti, definiti tutti “fluvius”, quindi non differenziati come prevede la moderna geografia, alcuni dei quali oggi scorrono ben al di fuori dei confini territoriali della Lombardia.
Mancano dall’analisi, come per precedenti ricerche, l’assegnazione dell’attuale “Lacus de Sancta Brigida”, così come l’individuazione di alcuni corsi d’acqua tra quelli elencati, per i quali si continuerà la ricerca, mentre in molti casi si sono ritenute valide le conclusioni cui altri erano già pervenuti, in attesa di poter meglio definire una correlazione con i corsi d’acqua attuali.
Possiamo concludere dicendo che l’indagine conferma individuazioni, o supposizioni, derivate dagli studi dei primi traduttori di Bonvesin, alcune sono parse bisognose di correzione, mentre gli idronimi di totale nuova definizione sono sedici, pari a circa il 25% dell’intero elenco.
Prima di passare alla fase descrittiva si segnala che, a fianco dei toponimi, è riportato (es: n. 65) il numero relativo alle note esplicative riportate sul volume di riferimento alla presente memoria, vale a dire “De Magnalibus Urbis Mediolani – I Grandoeur de Milan”, edizione latino milanese a cura di Cesare Comoletti, Ediz. La Martinella - Libreria Meravigli Editrice, Milano 1994.
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