Bonvesin i5
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L’IDROGRAFIA DI BONVESIN,

indagine sulle acque elencate da Bonvesin della Riva nel “De Magnalibus Mediolani”.

3.2) CORSI D’ACQUA

A tutt’oggi nelle ricerche mancano tre corsi d’acqua che non si è riusciti ad individuare; quelli sotto richiamati non completano ancora l’intero elenco, ma, certamente, consentono una più completa lettura di quanto tramandatoci.
In questo caso ben più numerosi, che non per l’elencazione dei laghi, sono i riconoscimenti di corsi d’acqua ancora ben presenti sul territorio.
* Adda, l’elenco inizia citando il maggiore dei fiumi del territorio milanese, che vanta un bacino imbrifero di circa 7.980 km² ed una lunghezza di circa 313 km.
* Lamber, richiama il Lambro Settentrionale, fiume che si origina dai monti del così detto Triangolo Lariano, ossia dalla Valassina. Al suo corso è oggi collegato anche l’Olona, tramite il Lambro Meridionale, e perciò il bacino imbrifero totale assomma a circa 1900 km² cui corrisponde una lunghezza, questa per il solo Lambro Settentrionale, di circa 113 km.
* Sparzola (n. 52), è ragionevole associarla alla Roggia Spazzola, presenza del territorio ad oriente di Milano che fluisce nel Lambro Settentrionale.
* Muzia, anche qui il riferimento è univoco, rivolto al grande canale scavato tra il 1220 ed il 1276 derivandolo dall’Adda a Cassano.
Va detto che Bonvesin richiama ancora la Muzza nel capitolo V° quando ricorda gli scontri sostenuti da Milano contro Federico II, in particolare la battaglia di Cassano, durante la quale fu fatto prigioniero Enzo, figlio dell’Imperatore.
In quest’ultimo caso Bonvesin menziona l’Adda Nuova, tratto del Canale della Muzza che va da Paullo a Massalengo dove, la Muzza medesima, ha termine.
* Andamen (n. 53), individuazione di quest’antico corso d’acqua è quella di un fontanile che, dalle carte ottocentesche, si direbbe di discreto interesse; esso transitava nei pressi dell’antico monastero di Sant’Ambrogio ad Nemus, ossia “al bosco”, che si trovava poco discosto dall’Arco della Pace, lungo l’allora primo tratto della Strada del Sempione, attualmente il Corso Sempione.
Pare che la definizione latina “ad Nemus” si fosse corrotta nel verbo milanese “andemm”, assonante con l’iniziale “Andamen”, mentre questa ultima parola, secondo autori dell’ottocento, era l’adattamento in volgare della primitiva parola latina.
Il corso d’acqua, nel secolo XIX, era noto come Fontanile Peschiera, denominazione che farebbe effettivamente pensare ad una sua superiore pescosità, motivo per il quale l’autore lo ricorda: oggi il Fontanile Peschiera è scomparso, causa il tumultuoso sviluppo avuto dalla città negli ultimi cento anni.
Un tempo era il prolungamento della Roggia Cagadenari, dopo che questa aveva scaricato le proprie acque nella bella vasca del giardino all’italiana che verdeggiava alle spalle della Villa Simonetta; ancora oggi è possibile ammirare le belle strutture in cotto della vasca suddetta la quale, forse, era proprio una peschiera, e da qui un’altra possibile origine del nome del fontanile.
* Barona, può ragionevolmente essere individuato nella Roggia Barona, corso d’acqua che si origina a monte del sostegno di Nivolto, sulla destra del Naviglio Pavese che poi sottopassa con apposita tomba a sifone.
* Morgula, pare corretto assimilarlo alla Molgora, torrente che interessa il quadrante nord-orientale del territorio milanese, che va attualmente a sfociare nell’Addetta, tratto iniziale del canale della Muzza, tra la presa di Cassano e Paullo.
* Coironus (n. 54), Bonvesin intende forse richiamare la Roggia Corio, canale derivato dal Naviglio Grande, subito dopo Corsico, che attraversa tutta l’area compresa tra quest’ultimo ed il Naviglio Pavese, il quale è sottopassato in prossimità di Rozzano.
Oggi essa va a spagliare a Sud di quest’ultima località, nel territorio del comune di Basiglio, con funzioni irrigue.
* Bevera, individuabile con il torrente Bevera affluente del Lambro Settentrionale subito dopo la sua uscita dal Lago di Pusiano.
Resta da ricordare che il nome di questo corso d’acqua, del quale esiste un affluente anche dell’Olona in territorio di Varese, significherebbe abbeveratoio; era infatti, a queste acque che si dissetavano le mandrie migranti da e verso le zone alte del territorio.
* Fluvius de Cantono (n. 55), individuabile con il toponimo, nella definizione volgare, della città di Cantù, prossima al torrente Seveso, uno dei principali corsi d’acqua portati in epoca antica ad alimentare la cerchia muraria di Milano.
E’ pertanto molto probabile che Bonvesin si riferisca al Seveso che non nomina in altro modo nell’elenco, ma che certamente doveva conoscere poiché si trattava di una presenza oltremodo significativa per l’idrografia cittadina.
* Fluvius de Sartirana, come segnalato nel riferimento dell’omonimo lago, deve trattarsi dell’emissario di quest’ultimo; doveva comunque trattarsi di corso d’acqua di caratteristiche assolutamente modeste.
* Fluvius de Sancto Mucio (n. 56), dovrebbe trattarsi del corso d’acqua che percorre l’attuale valle San Martino, per intendersi quella dove è insediata Pontida, che, secondo quanto riportato da Cesare Cantù, molti secoli addietro si chiamava appunto con il nome riportato da Bonvesin.
Anche in questo caso trattasi di presenza modesta che dopo un percorso di pochi chilometri va a terminare in affluenti del Brembo.
* Fluvius de Lisigerolo (n. 57), altro nominativo non certamente identificabile con realtà attuali, ma attribuibile al torrente Girola, che si immette nell’Adda a valle di Lecco.
* Fossatum Mediolani, Bonvesin richiama la presenza del Fossato medioevale di difesa della città di Milano, quello che poi, verso la metà del XVI secolo, per decisione di Francesco Sforza sarà trasformato, adattandone le dimensioni, nella Cerchia dei Navigli.
Questa presenza persisterà fino al 1930 quando il Comune ne completerà quasi totalmente la copertura, trasformando così anche la fisionomia della città.
* Tronus (n. 58), non identificato da altri commentatori di Bonvesin, potrebbe individuare l’attuale torrente Ovesca, il corso d’acqua che percorre la valle Antrona, la terza delle principali valli tributarie, in destra orografica, del fiume Toce.
L’ipotesi può sembrare azzardata, ma, come vedremo, sono citati altri casi che potrebbero individuare acque del comprensorio ossolano; non va dimenticato che queste terre erano percorse dai mercanti milanesi per effettuare scambi commerciali con i paesi dell’Europa Settentrionale, seguendo un tragitto che si svolgeva da Milano lungo il Naviglio Grande, aperto alla navigazione nel 1272, cioè circa quindici anni prima che Bonvesin redigesse le sue note, risalendo il Ticino fino a Sesto Calende, poi il Lago Maggiore fino allo sbocco del fiume Toce nel lago.

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