3.2) CORSI D’ACQUA (continuazione)
* Fluvius de Valle de Zemonio (n. 67), chiaramente è il corso d’acqua che percorre la valle dove è insediata Gemonio, attualmente chiamato torrente …………….; esso sbocca nel lago Maggiore in vicinanza di Ispra.
* Fluvius de Vallis de Cuvio, è senza dubbio il torrente Boesio il quale scorre lungo l’omonima Val Cuvia che, provenendo dalle pendici settentrionali del Monte Campo dei Fiori, sbocca nel lago Maggiore all’altezza di Laveno.
* Fluvius de Fromedona (n. 68), accettando la possibile alterazione del nome di Gravedona, alterazione peraltro probabilmente presente, come abbiamo avuto modo di vedere, in numerosi altri dei toponimi considerati, trattasi ancora del torrente Liro già richiamato in occasione della definizione del corso d’acqua attribuibile al “fluvius de Consilii Mayoris”.
* Fluvius de Anascha (n. 69), ritornando all’interpretazione secondo la quale Bonvesin si sarebbe attenuto alla elencazione dei corsi d’acqua di alcune ben determinate zone dell’allora territorio milanese, sembra logico attribuire la dizione Anascha alla Valle Anzasca, la seconda delle valli tributarie più importanti di sponda destra del fiume Toce.
Il toponimo è scritto, su alcune carte dei secoli passati, con la grafia “Anzascha”, e quindi anche in questa caso potrebbe trattarsi di un refuso, con dimenticanza nella scrittura della lettera “z”, mentre, a conferma di questa ipotesi, nel seguito Bonvesin richiama anche il torrente che percorre la valle, l’Anza.
Quanto suddetto sarebbe ancora confermato dal fatto che proprio allo sbocco della Valle Anzasca si trovava la località di Porto Masone dove, come abbiamo prima ricordato, i mercanti milanesi avevano fissato il proprio centro di smistamento per le merci in viaggio da o per il capoluogo ducale e quindi, già allora, è lecito ritenere si trattasse di aree geografiche note ed esplorate.
Poco credibile, come vorrebbe il Novati, che possa trattarsi del torrente Agno, corso d’acqua posto lontano dai territori di cui Bonvesin descrive le acque; l’Agno, la cui valle è chiamata Valdegagna, è, infatti, tributario del fiume Chiese, in alta Val Sabbia, provincia di Brescia, dove si immette all’altezza di Roè Volciano.
* Fluvius de Tresa, non c’è dubbio che si tratti del fiume che collega il Lago di Lugano con il Maggiore, sboccandovi all’altezza di Luino.
E’ interessante ricordare come Gian Galeazzo Visconti, negli statuti milanesi del 1398, avesse adombrato la possibilità di portarne le acque, opportunamente canalizzate, fino a Milano per contribuire allo sviluppo agricolo del suo territorio.
* Fluvius de Travallia, è senza dubbio riconducibile alla Valtravaglia e quindi al corso d’acqua che la percorre, dalle sue origini in Valganna fino allo sbocco nel lago Maggiore all’altezza di Germignaga, ossia il fiume Margorabbia.
* Fluvius de Valle Mercuriollo, potrebbe essere riconoscibile con un qualche modesto torrentello che si svolge presso il passo del Marchirolo; in effetti, la località si trova a cavallo delle due già citate valli del Tresa, a settentrione, e del Margorabbia, a meridione.
* Fluvius de Valascha, questo toponimo dovrebbe richiamare il ben più importante, per i traffici milanesi, fiume Toce che sviluppa il proprio corso lungo la Val d’Ossola la quale, guarda caso, in lingua tedesca chiamasi “Eschenthal”; da qui a “Val d’Escha” a “Valescha o Valascha” il passo mi sembra, tutto sommato, breve e soprattutto accettabile.
Non va dimenticato anche il toponimo latino “Vallis Oscele” che certamente richiama quello di Bonvesin; potrebbe confermarlo qualche studioso di toponomastica antica.
Va rilevato, come già sottolineato, che Bonvesin cita la valle principale, appunto quella in esame, ed i suoi principali affluenti di sponda destra, risalendola dal Lago Maggiore, i torrenti Strona, Anza, e la sua valle, e l’Ovesca tramite il toponimo della valle Antrona.
Consultando una qualsiasi carta della zona si può evincere come Bonvesin non citi corsi d’acqua situati oltre la località di Porto Masone e ciò è spiegabile con il fatto che qui si fermavano, come già sottolineato, i mercanti milanesi; dopo Porto Masone, per attraversare le Alpi e andare verso il Centro Europa, ci si affidava ai nativi per trasferire le merci e quindi, per Bonvesin, potrebbe essere stato più difficoltoso raccogliere informazioni precise su questa porzione di territorio.
* Fluvius de Lisca (n. 70), accettabile, secondo altri, la deformazione di Lexia, oggi Lesa, sulla sponda occidentale del basso lago Maggiore, nel cui territorio scorre, appunto, il torrente Erno.
Al contrario meno probabile pare riferire il toponimo, come da altri proposto, a Liscate, località dove non transitano corsi d’acqua d’una qualche significatività, se si esclude, ma ad una certa distanza, il già citato torrente Molgora.
* Fluvius de Biana (n.71), non avendo trovato altre valide connessioni, potrebbe essere il torrente Bione, le cui acque sono state intensamente sfruttate a servizio dei numerosi opifici sorti lungo il suo alveo dal Medioevo, che scende dai monti che stanno alle spalle di Lecco.
* Fluvius de Cunaxino (n. 72), anche in questo caso non risultano adeguate similitudini; pur ritenendola poco attendibile si potrebbe attribuire il nome ad una una valle, posta a settentrione di Locarno, che prende nome dalla località di Cugnasco, quindi valle Cugnaschina, da cui potrebbe essere desunto Cunaxino.
La sua poco plausibilità deriva dal fatto che si tratta di un corso d’acqua assolutamente secondario per la zona interessata, mentre risultano dimenticate realtà ben più importanti come la Val Maggia, la Verzasca, l’Onsernone, le Centovalli, ecc.
Un’altra ipotesi, tutta da dimostrare, potrebbe essere quella che con tale nome si volesse indicare ancora il Ticino, nella sua parte a monte del lago Maggiore, in quanto Cugnasco si trova, allo sbocco del corso d’acqua in oggetto, dove esso si immette nel Ticino al termine della Piana di Magadino.
* Senacqua (n. 73), il toponimo è da alcuni assimilato al corso d’acqua che transita presso Senago, il fiume Lombra, che unendosi al torrente Cismara da vita al Liemate, rappresentando il maggiore tra i corsi d’acqua scolanti dalle Groane.
Ipotesi più credibile è quella di accreditare il toponimo al torrente Sonna, presenza del territorio lecchese, che scende a valle del capoluogo, immettendosi nel lago di Olginate.
* Fluvius de Anza, come sopraddetto il torrente Anza percorre la Valle Anzasca, tributaria del F. Toce, e quindi, per le notizie ad esso pertinenti, rimando alla nota sulla “Valle de Anascha”.
* Fluvius de Benca (n. 74), altro caso per il quale finora non si è riusciti a dare un significato credibile.
* Fluvius de Barass (n. 75), come indicato da altri può essere individuato nel piccolo corso d’acqua che lambisce la località di Barasso, sita sulle pendici che dal Monte campo dei Fiori degradano fino al lago di Varese.
* Fluvius de Scairana (n. 76), potrebbe richiamare qualche torrentello fluente nei pressi di Schirana, località sita sulla sponda settentrionale del lago di Varese.
Ciò si spiegherebbe con la conoscenza della zona varesina che l’Autore dimostra di avere, richiamando realtà, salvo il Tresa ed il Margorabbia, che appaiono decisamente di secondaria importanza.
Con quest’ultimo toponimo si chiude l’indagine; spero che l’impostazione data alla materia trovi l’assenso degli studiosi in quanto, mi pare di poter dire, essa assume, attraverso questo nuovo ordinamento, una struttura più razionale e vicina alla realtà.
Enrico Lombardi