Navigli 2
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LA REALIZZAZIONE DEI NAVIGLI, TECNICHE DI PROGETTO E COSTRUZIONE.
IL COSTO DI RICOSTRUZIONE DELLE OPERE.

2.0 - Cenno sulla letteratura tecnica riguardante i navigli
I primi documenti scritti che trattano delle modalità di progetto dei canali navigabili si possono far risalire alla fine del XV secolo, quando Leonardo da Vinci, a servizio del Duca di Milano, Ludovico Sforza detto il Moro, intraprese i primi studi per la realizzazione di un canale che, associato a quello della Martesana, da pochi decenni attivato, potesse completare il collegamento di Milano con il Lario; erano le prime concrete indagini sulla realizzazione del futuro naviglio di Paderno che appaiono tracciate nelle pagine dei codici leonardeschi.
A queste iniziali testimonianze si aggiunse, attorno al 1520, il celebre scritto redatto da Carlo Pagnano [2], patrizio milanese facente parte della commissione che doveva valutare, con gli architetti idraulici Benedetto Missaglia e Bartolomeo della Valle, altre possibili vie di collegamento alternative al prospettato canale di Paderno
Ma i primi testi che vogliono dettare concetti informatori univoci nella progettazione di opere di questo genere appaiono nel ‘700 quando, in particolare, due dei maggiori idraulici del tempo operanti a Milano, i Padri Antonio Lecchi, gesuita, e Paolo Frisi, barnabita, lasciarono due interessanti scritti aventi analogo titolo, “Trattato de’ canali navigabili”, nei quali illustrarono le proprie ed altrui esperienze nel progetto delle grandi opere idrauliche che contrassegnano il territorio milanese, ma, anche più ampiamente, quello lombardo – veneto.
Lecchi e Frisi furono ambedue consulenti, molto ascoltati, del governo austriaco, sia di quello locale guidato dal Viceré Ferdinando d’Asburgo, figlio dell’imperatrice Maria Teresa, sia quello viennese alla cui testa era Anton Wenzel von Kaunitz, primo ministro dell’imperatrice stessa; i loro scritti sono quindi fonti molto attendibili per conoscere i concetti e le tecniche che erano alla base dei progetti redatti dai tecnici d’allora, tecnici che ormai avevano acquisito conoscenze certe di idrostatica e idrodinamica.
Nei testi sopracitati sono esposti, per giustificare ed accreditare le scelte che i due esperti consigliavano, anche gli errori, le leggerezze, le superficialità che i precedenti progettisti, inconsapevolmente o azzardatamente, attuarono.
A testimoniare la loro riconosciuta competenza, mentre il Lecchi prese parte in prima persona alle scelte operate per l’apertura del naviglio di Paderno, al Frisi si deve il progetto, voluto da Maria Teresa nel 1772, su cui baserà la successiva realizzazione del naviglio di Pavia completato ed attivato, come ben si sa, nel secondo decennio dell’800.
Tra gli scritti di Leonardo e del Pagnano e quelli dei due succitati autori, altri lasciarono testimonianze che trattano dei navigli o di altri corsi d’acqua della regione, ma si tratta di documenti non organici, tesi più a descrivere i fatti storici che i risvolti prettamente tecnici delle diverse operazioni, mentre in altri casi si tratta di dispute, intervenute tra gli stessi tecnici, relativamente alle scelte operative da applicare.
Successivamente al Lecchi ed al Frisi, con la costruzione del Naviglio di Pavia, altri pensarono di lasciare memorie e documenti sui lavori e le attività che in questo ambito venivano attuati e, soprattutto durante il XIX secolo, ma più ancora nel XX, questa letteratura si affermerà fino a diventare indispensabile supporto per tutti coloro che si accingevano ad affrontare problematiche similari.
In questo ambito sono d’esempio gli scritti di Carlo Parea, direttore dei lavori del Naviglio di Pavia, che nelle sue memorie racconta, con grande minuzia di particolari, le modalità di scelta dei materiali da utilizzare nella costruzione delle opere specialistiche del nuovo corso d’acqua e le condizioni di getto dei primi tipi di calcestruzzo ciclopico, dal Parea stesso chiamati “bitumi” con un appellativo che entrerà nel gergo tecnico vernacolo ad indicare proprio il “calcestruzzo”.
Successivamente al Parea interessanti sono le notizie trasmessaci da un altro grande della storia dell’idraulica milanese, Elia Lombardini il quale, nelle opere curate da Carlo Cattaneo [3], ci lasciò informazioni oltreché sulle strutture murarie, anche di carattere idrologico, tra le prime di sicura attendibilità.
Non vanno dimenticati, in questa succinta analisi, gli aspetti progettuali più legati al territorio, lo svilupparsi delle acquisizioni topografiche, per la redazione di cartografie sufficientemente attendibili in fase di progetto, grazie all’evoluzione dei mezzi di misura, e quelle geologiche e geotecniche alla cui mancanza, come vedremo, sono da addebitarsi i guasti che nel tempo toccarono pesantemente il tracciato del naviglio di Paderno per il quale, solo negli ultimi decenni, sono state chiaramente interpretate le reali condizioni del territorio lungo il quale si sviluppa [4].

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