Navigli 5
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LA REALIZZAZIONE DEI NAVIGLI, TECNICHE DI PROGETTO E COSTRUZIONE.
IL COSTO DI RICOSTRUZIONE DELLE OPERE.

Il profilo trasversale dei tre sbarramenti si presentava come una larga soglia, con ciglio di monte elevato rispetto a quello di valle per facilitare il rapido allontanamento delle acque; secondo la tecnica attuale, tali opere sarebbero assimilabili a stramazzi in parete grossa.
Costruttivamente le tre soglie erano immorsate negli alvei per mezzo di taglioni profondi, che correvano lungo gli assi longitudinali di monte e di valle del manufatto, dal fondo dei quali venivano infissi pali in legno della lunghezza di circa 5,00 m, spinti fino a rifiuto nell’alveo del fiume.
Questa operazione, che era comune anche ad altre opere costruite in alveo o in fregio ad esso, è efficacemente descritta da Carlo Parea [6]:
“Portata che fu l’escavazione al piano stabilito in progetto, si è passato a scandagliare il letto della fondazione, ed a ridurlo ad un solo piano orizzontale. A ciò tennero dietro diversi preventivi esperimenti per assicurarsi del grado di sodezza del suolo di fondazione, onde potervi proporzionare la palafitta. Indi anche tale importante operazione venne intrapresa sopra il letto della fondazione con colonne lunghe m 5 e grosse m 0,35, le quali vennero distribuite a discreta distanza fra di loro e conficcate nel terreno coll’uso de martini-a-vento e delle contromazze sino al così detto rifiuto”.
Le moderne acquisizioni di tecnica delle fondazioni ci direbbero che queste strutture hanno duplice funzione, la prima di evitare asportazione di particelle minute facenti parte del terreno di fondazione, la seconda di garantire la tenuta della fondazione medesima abbattendo i livelli di sottopressione presenti sul piano di fondazione del manufatto.
Altro accorgimento, atto a salvaguardare l’allontanamento delle piene, era quello di sviluppare quanto possibile la lunghezza di sfioro, ossia lo sviluppo longitudinale della soglia di scarico, motivo per il quale le opere erano a volte disposte obliquamente al filo della corrente, come nel caso della Paladella del naviglio Grande.
La struttura muraria delle tre traverse, come si potrà desumere dalle schede illustrative dei navigli allegate al termine del presente scritto, era costituita da blocchi lapidei di provenienza diversa, generalmente di materiale cavato nei pressi dell’opera da costruire.
Il pietrame, tagliato in blocchi di dimensioni atte a consentirne una certa facile movimentazione, dopo aver splateato e profilato la sede di fondazione della traversa, veniva disposto accuratamente e bloccato con malta al fine di legare intimamente tutta la struttura; poiché i materiali lapidei reperibili nei pressi delle opere erano rocce di consistenza tenera, ad esempio i ceppi cavati lungo l’Adda, per evitare il loro rapido deterioramento e la facile erosione del paramento contro acqua, quest’ultimo veniva rivestito con bolognini di granito, provenienti dalle cave alpine, sistemati accuratamente, legati con malta al corpo della traversa e stilati con malta.
Ancora, a proposito delle strutture murarie di queste opere, è interessante dare la parola al Lecchi che descrive, con sintetiche, ma chiare parole, una di queste traverse, costruita lungo il torrente Bozzente [..]; si tratta di un’opera non direttamente interessante i navigli, ma la sua struttura doveva essere simile a quella utilizzata appunto per le opere che intercettavano il corso dei fiumi da cui si derivavano i navigli, mentre diversa era certamente la dimensione poiché il corso d’acqua intercettato era di ben più modeste caratteristiche.
Dice quindi il Lecchi:
“(costruirono) una grandiosa chiusa presso S. Martino che era un vero sbarramento, e non uno scaricatore, che doveva invasare le acque in piena …..(la) chiusa (era costruita) in ceppi, o sassi, e mattoni in calcina …..”
Più avanti ne completa le descrizione dicendo:
“ … questa era costrutta di grandi ceppi, e sodissime inspallature, con una gran fronte armata di colonne di legno, a guisa di paladella, e che l’altezza della chiusa era di braccia 9 o 10, in circa, con il rinforzo alle spalle di quattro grandi gradinate di ceppo vivo, le quali andavano a terminarsi in un sottoposto piano di grosse tavole di legno …. ”.

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