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LA REALIZZAZIONE DEI NAVIGLI, TECNICHE DI PROGETTO E COSTRUZIONE.
IL COSTO DI RICOSTRUZIONE DELLE OPERE.
3.3 - Le opere di canalizzazione e i loro accessori
Le tecniche costruttive dei canali navigabili furono solo in parte simili a quelle dei canali irrigui, questi ultimi con alvei quasi esclusivamente realizzati in terra, e, seppure riferibili ad analoghe modalità di realizzazione, da questi si differenziarono per l’utilizzo di materiali compositi di varia natura e provenienza e, soprattutto, per una serie di contingenze che li distinguono nettamente da questi ultimi.
Prima di passare ad un esame più attento di queste originarie nozioni tecniche è necessario premettere quali sono le caratteristiche fondamentali dei cinque corsi d’acqua artificiali che attraversano il Milanese, premettendo che nell’esame non abbiamo considerato l’ormai da tempo scomparso naviglio interno di Milano, la non meno celebre Cerchia dei Navigli, e i navigli minori, peraltro descritti in un altro dei capitoli dello studio in oggetto.
Alla fine del presente documento, inoltre si sono riunite, in cinque schede sinottiche riassuntive, le caratteristiche tecniche e costruttive fondamentali dei navigli principali, riprese dai testi più qualificati e completate da osservazioni e conoscenze dirette dei singoli manufatti.
Innanzi tutto la loro origine; come sappiamo tre di essi si derivano direttamente da un corso d’acqua naturale, il Ticino per il naviglio Grande e l’Adda per i navigli di Paderno e della Martesana, mentre gli altri due, il naviglio di Bereguardo e quello di Pavia, procedono, alimentati a bocca libera, staccandosi dal primo, e più antico, dei sopra citati navigli principali.
Questa condizione introduce un’altra fondamentale differenza; mentre i primi tre sono dotati di proprie opere di intercettazione e captazione delle acque dei fiumi, gli altri due appaiono semplicemente la prosecuzione del cavo principale dal quale, come detto, direttamente si diramano.
Primo essenziale aspetto da analizzare nella configurazione dei canali è quello che riguarda le pendenze di fondo, per le quali è necessario, anche qui, fare una netta distinzione tra i canali costruiti prima che fosse precisato l’uso delle conche di navigazione, come il naviglio Grande o, in una prima fase, quello della Martesana, e quelli per i quali tale artifizio divenne indispensabile ausilio fin dal primo momento del concepimento, ossia i navigli di Bereguardo, anche se per questo la prima fase costruttiva pare non prevedesse sostegni, di Paderno e di Pavia, dove, al contrario, il livello delle acque fu governato, per assicurare la migliore navigazione, con la presenza di sostegni capaci di mantenere idonei tiranti d’acqua nei tratti di canale posti a monte del manufatto.
L’introduzione dei sostegni produceva un ulteriore beneficio per la navigabilità in quanto la pendenza dei tratti di canale interposti tra un sostegno e l’altro avevano pendenza dolcissima e quindi potevano più facilmente essere risaliti durante le fasi di movimento in contro pendenza, con possibilità di trascinare, in questa fase, un maggior numero di imbarcazioni legate tra loro, le ben note “cobbie”.
Nel caso del naviglio Grande, costruito senza sostegni e relative conche di navigazione ad essi accoppiate, le pendenze furono oculatamente scelte in modo non uniforme, passando da un più elevato declivio del fondo all’inizio del canale ad uno minore verso la conclusione del tracciato.
Anche questo aspetto potrebbe testimoniare la diversa finalità del primo dal secondo tratto del Naviglio Grande, quest’ultimo costruito, secondo alcuni autori, successivamente
L’accorgimento, non bisogna dimenticarlo, era conseguenza del fatto che tutti i navigli milanesi dovevano servire primariamente all’irrigazione e, quindi, i continui spillamenti subiti lungo il percorso, con conseguente riduzione delle portate, costringevano, per avere tiranti sufficienti a mantenere il normale pescaggio delle imbarcazioni, a ridurre le velocità dell’acqua, diminuendo mano a mano la pendenza, restringendo l’alveo e, quindi, lo specchio d’acqua disponibile.
Nel caso sempre del Naviglio Grande la pendenza di fondo del primo tronco di canale, tra l’incile e Castelletto di Abbiategrasso, essendo troppo ripida fu corretta, inserendo, trasversalmente al moto delle acque, delle soglie fisse, in sostanza dei gradini, emergenti dal letto, normalmente disposti sotto il livello liquido, a volte in modo così pronunciato da creare dislivelli simili a veri e propri salti d’acqua.
Si tratta di un artificio ancora oggi usato per modificare profili troppo marcati, dove il trasporto solido del corso d’acqua tende a riempire i tratti di canale a monte delle soglie, formando una sorta di lunga gradonatura con pendenza media corretta e più dolce di quella naturale.
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